I segreti érotici della marchesa di Pompadour

les secrets de la Pompadour, papier-Amazon

Il s’agit ici de la toute nouvelle version, dans la langue de Dante, des célèbres « Secrets de la Pompadour », de Jean-Paul Dominici, le porte-parole de l’association »Les Trois Clefs », qui cartonne en ce moment en Italie!

En voici un large extrait:

 

Il popolo della Francia si è molto tempo chiesto de quali sortilegi aveva bene potuto consumare la marchesa di Pompadour per custodire, così molto tempo, e con tanta dolce fermezza, il buono re Louis XV prigioniero di suoi tanto affascinanti quanto irresistibili rete . Aveva consumato di pozioni preparate dalle streghe al suo soldo, de decisivi filtri d’ amore, o d’ altri meschini armeggi? La verità, questo è che, in realtà, non consumò di niente di tutto ciò. Il velo ha appena stato sollevato d’ un collegio dei nostri più eminenti storici riuniti per dibattere e troncare questa angosciosa domanda che occupò forte lo popolo ed i cortigiani durante una buona parte del XVIIème secolo.

Qui ciò che dice a proposito di questo spinoso argomento, nei disotti del quale si è chinato con grande attenzione, e soprattutto grande erudizione.

Questi saggi uomini cominciano con ricordarci che la seducente Jeanne-Antoinette Poisson è nata il 29 décembre 1721 a  Parigi.

Èra la ragazz’amata di Francesco Poisson, nono ed ultimo bambino d’un tessitore, ricco proprietario terriero, cavallerizzo della Sua Altezza reale Monsignore il duca d’Orléans, e di Louise-Madeleine de La Motte, la sua affascinante e turbolenta sposa.

Jeanne-Antoinette deve i suoi nomi al suo padrino, Jean Pâris di Monmartel, ed alla nipote di quest’ ultimo, Antoinette Justine Pâris, la sua madrina. Francesco Poisson, allora giovane vedovo, s’ era sposato tre anni più presto, con Madeleine, una bella giovane donna che apparteneva ad una famiglia d’una riga più elevata che il suo, suo padre, difatti, è imprenditore delle provviste in questo hotel, di dove il suo vocabolo di « macellerio degli Invalides  »  che sarà adoperato largamente dai numerosi nemici che non mancherà di farsi la marchesa all’epoca della sua irresistibile ascensione, per ricordare ch’ era la tutta prima volta ch’ un re della Francia prendeva per favorita una donna del popolo.

Suo padre, Francesco Poisson, aveva esordito come conducente nel servizio dei viveri.

Notato dai fratelli Pâris, dei finanzieri legati alla famiglia de La Motte, aveva reso dei grandi servizi in Provenza, in particolare al momento della peste. Ma, carico come commissario ai viveri del rifornimento di Parigi durante la scarsità di 1725, fu accusato de diversi traffici e di vendite fraudolente. Francesco Poisson si vide allora, per evitare la prigione, costretto di lasciare il paese e di esiliarsi in Germania.

Il 23 avril 1727, una commissione del Consiglio lo dichiarò debitore per la somma di 232 000 libbre.

Il 12 agosto dello stess’ anno, una sentenza del Châtelet di Parigi  décidera la separazione di beni con la sua sposa, ma la loro casetta della via di Santo-Marco fu ugualmente afferrata.

Prima della sua partenza, in 1727, Francesco Poisson, inquieto d’ una certa indifferenza materna, sua sposa, una donna che si rivelò essere dei più volubili, ha  difatti di numerosi amanti, confida la sua ragazza Jeanne-Antoinette al convento dell’Ursulines di Parigi. Questo convento era bene conosciuto per l’educazione delle ragazze,  particolarmente della borghesia. Ma la salute di questa bella piccola ragazza si rivela molto fragile. Soffre tanto moralmente d’una doppia assenza :quella di questo padre che adoreva ma che è adesso esiliato, e quella della sua madre, che conduce una vita avventurosa e per lo meno movimentata.Tuttavia, in gennaio 1730, signora Poisson riprende la sua ragazza con lei. D’allora, Jeanne-Antoinette beneficerà d’un educazione della più curata; seguirà un insegnamento all’ arti di consenso come il disegno, la musica, la pittura, l’incisione, la danza, il canto, ma anche dei corsi di declamazione, d’equitazione e stesso d’ inglese. È a quest’ epoca che scopre il salone letterario di Madame de Tencin, un’amica della sua madre, salone dove incontrerà dei prestigiosi personaggi, di cui questi celebri ed influenti signori di Montesquieu e Marivaux, chi l’apprezza, certo per i suoi talenti, ma innanzi tutto per la sua estrema bellezza.

È in questo cerchio raffinato che la ragazza va ad apprendere l’arte della conversazione ed i preziosi ed insostituibili valori dello spirito.

Irrobustisce già, d’ allora, un narcisismo molto evoluto che fa tuttavia schermo al suo complesso d’inferiorità, generato della su’ eredità transgenerazionale, che si ritrova in primo luogo nel suo patronimico  » Poisson  »

Al diciottesimo secolo, i pescivendoli non erano assimilati ai grassatori dell’oneste gente ?

Fuggendo i suoi sogni che intendeva egli essere per sempre inaccessibili, credendo dovere ne proteggersi, lo stato di soddisfazione che la rinvia alla morte, ella si accontentava così d’ essere un’eterna insoddisfatta.

Cui c’occorre precisare che durante l’allontanamento di Francesco Poisson, la sua sposa Madeleine, una signora adorabile ma alla coscia piuttosto leggera,  » bell’ a miracoli », metterà nel suo letto, tra altri amanti, il ricco fattore Charles- François- Paul le Normant de Tournehem, seducendo celibe e grande dilettante d’arte.

Si racconta che all’età di nove anni, la piccola Jeanne-Antoinette sarebbe andata a consultare con sua madre un’indovina, una di queste bohémienne alte in colori che tenevano bottega vicino al posto del mercato. Questa si avrebbe allora esclamata, mentre leggevala le linee della mano, » Oh mia bambina, mi vedete molto piacere di conoscerla, perché un giorno sarà una grande signora, e certamente la favorita d’ un grande re ! »

Bisogna veramente credere in questo troppo bella storia? Sempre è che quando si  décachettera il testamento della marchesa, si scoprirà ch’ una signora Lebon, vecchi’audita parigina, si vede assegnare una pensione di seicento mille libbre per anno. Fin da questo giorno, tuttavia, sua madre, che è in adorazione davant’ a lei, l’ama e crede forte come ferro nella possibilità di quest’ avvenire radioso, non ha di cesso di chiamarla Reinette, come, del resto, tutta la sua famiglia.

Il sieur Le Normant, non contento di fornicare gioiosamente con la sua madre, adorava per sopra tutto prendere il suo affriolante piccolo culo, praticando senza vergogna con lei questa sodomia de buona reputazione che lo faceva prontamente godere e soprattutto lo metteva efficacemente al riparo d’una nascita intempestiva, aveva vegliato di più gelosamente alla buon’ educazione dei suoi due bambini, Jeanne-Antoinette e Abel-François.

Jeanne-Antoinette era così diventata una molto bella ragazza, ma era di natura triste e malinconica, poco portata verso i piaceri della vita.

Ostinato, signore di Tournehem, che adorava quest’affascinante bambina, ugualmente bella come bene educata, intende ad trovare la soluzione ai suoi problemi esistenziali. Perciò, appena ebbe vent’ anni, fece dei piedi e delle mani per darla in matrimonio a suo nipote ed erede Charles-Guillaume Lenormant d’Étiolles, allor’ invecchiato di ventiquattro anni.

Sebbene restio prima di tutto, una dote colossale, la promessa d’una presa incaricata de tutte le sue spese a venire, e la garanzia di diventare l’unic’ erede d’una grande fortuna, riflettono fine alle premi resistenze del giovane uomo. Un tanto notevole tesoro, che aveva pazientemente partecipato a costituire, aveva certamente il dovere di rimanere nella famiglia di monsieur de Tournehem.

I giovani una volta mise d’accordo, il loro matrimonio fu celebrato nell’intimità il week-end del 9 maggio1741.

Così questo appartiene al giovane Charles-Guillaume che toccherà il molto piacevole privilegio ed il grand’ onore di procedere alla deflorazione della molto bella e molto desiderabile Jeanne-Antoinette.

Fu un affare tutto semplice e francamente condotta.

Jeanne essendo stato perfettamente informata da sua madre alle cosce liberate, per questa bella donna caduta sui piaceri d’ ogni natura, de ciò che l’aspettava un volte rientra da lei e distesa nel letto coniugale, e certamente non andav’ a mancare di arrivarla, per poco che suo genero non sia monco della coda,come lo sperava.

Quando furono ritornati d’ essi, poco dopo la cerimonia, Guillaume si sentiva effettivamente urgente di consumare il frutto della lor’ unione ed egli insistè pesantemente per passare a letto prima di stesso di passare a tavola. D’ogni modo, dopo il buono pasto che aveva fatto questo mezzogiorno, non aveva più fame quando che il suo appetito per la sua incantevole sposa non aveva smesso di crescere durante le numerose danze ch’ erano state proposte loro nella corrente di questo molto lungo pomeriggio.

Appena la giovane coppia ebbe superato la porta della camera a coricare, Charles si attaccò a ritirare, con mille precauzioni, l’abito della sua incantevole sposa e si attaccò poi a slacciare il suo corsetto per vederne scappare con un’intensa ammirazione la sua sontuosa pettorima e di troussare, sempre con un’ infinit’emozione, la sua piacevole sottogonna fa di seta che si rivelò così dolce al tocco.

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